sabato 9 marzo 2013

recensione: 1984 di George Orwell


Buon sabato miei cari lettori, 
finalmente posto la recensione di questo classico. 
Mille volte mi sono detta di leggerlo ma poi novità editoriali hanno scalato la classifica della mia lista lettura, fino a che ho deciso di partecipare alla challenge del blog Storie dentro Storie, l’obiettivo è leggere almeno 12 classici nell’arco dell’anno. Sicuramente sono indietro ^_^, è marzo, e 1984 è il primo classico letto, ma ecco … non mi aspettavo che sarebbe stata così difficile questa lettura. So cosa state pensando miei cari followers, no, non è stata la noia dei classici, né il linguaggio datato (è stato pur sempre scritto nel 1948), il vero problema è che Orwell è capace di regalare mille spunti di riflessione in una frase. Così per preservare la mia sanità mentale ho letto piano, piano. 
 
 
Scheda tecnica:
Titolo: 1984
Autore: George Orwell
Editore: Oscar Mondadori
Pagine: 312
Versione letta: cartacea stampata nel 1989 (ok l’ho rubata ;D)

Trama:

1984, Londra. Il mondo è diviso in tre iperstati simili e in guerra fra loro. In Oceania la società è governata secondo i principi del Socing, il socialismo inglese, dal Grande Fratello, che tutto vede e tutto sa. I suoi occhi sono le telecamere che spiano di continuo nelle case, il suo braccio la psicopolizia che interviene al minimo sospetto. Tutto è permesso, non c’è legge scritta. Tranne pensare, se non secondo il Socing. Tranne amare, se non per riprodursi. Tranne divertirsi, se non con i programmi Tv di propaganda. Dal loro rifugio, in uno scenario desolante da Medioevo post-nucleare, “l’ultimo uomo in Europa” (questo il titolo che avrebbe preferito Orwell) e la sua compagna lottano disperatamente per conservare un granello di umanità. Wiston è dominato dall’idea che i prolet se si ribellassero potrebbero sovvertire il Partito e distruggerlo e si convince che esiste una resistenza, chiamata Fratellanza. Incontra Julia e si amano di nascosto dal Partito ed infine entra fra i ribelli, ma niente è come sembra. 

La mia recensione:



Questo classico più che una semplice lettura è un'esperienza. Anni fà, mi è capitato di partecipare ad un seminario di danza Butoh, danza espressiva giapponese che alterna movimenti lentissimi a convulsioni frenetiche, *se non avete mai visto uno spettacolo ve lo consiglio, la forza narrativa è devastante*; la lettura di 1984 ha aperto i rubinetti di canali emotivi inesplorati come il butoh. Crederete che sia pazza *un pò forse* ma mi piace sperimentare cose nuove ^_^. Nel seminario di butoh abbiamo camminato lentamente in linea retta verso le nostre emozioni e, anche se non mi crederete perchè bisogna provare per comprenderla a pieno, un groviglio di sentimenti sono esplosi ed emersi. 1984 ha avuto la stessa forza: camminare in linea retta attraverso le paure del genere umano. Ed è stato un lento scivolare.
Nelle prime 50 pagine non ho fatto altro che pensare: “Come può aver immaginato tutto questo nel 1948??!!” e nelle successive 50: “come può essere ancora così attuale questo libro??!”, infine superate le 150 ho cominciato ad amare Julia e la debole speranza di libertà dal Partito e dal Socing. E ho sperato talmente tanto che quando Wiston viene catturato dalla psicopolizia per aver amato al di fuori delle regole del partito e per aver cercato di diventare un suo nemico, la tortura che il personaggio subisce, è stato terrore ed ansia anche per me. Urlavo basta! Urlavo prendete Julia! Sono sbiancata ed inorridita al pensiero di una maschera piena di … questo ve lo risparmio, sia nel caso che vogliate affrontare questa lettura, sia perché è un vero cazzotto nello stomaco.
Alla fine di questa lettura mi sono sentita disorientata, stanca e con la testa in confusione, perché la speranza che attendevo per il finale non c’è. Il realismo distopico di Orwell è travolgente e agghiacciante.
Scusate se ho iniziato dalle sensazioni, ma avevo il bisogno fisico di liberarmene. Affermare che 1984 è il libro padre a cui hanno ripreso a piene mani tutti i distopici successivi è come scoprire l’acqua calda, ma solo ora che l’ho letto mi sono resa conto di quanto Orwell ha influenzato gli scrittori di questo genere.
La complessità del mondo che ha costruito è senza eguali, l’autore è arrivato persino a teorizzare principi di una lingua del partito, la neolingua; ma ciò che anima il libro e che mi ha lasciata sconvolta fin dalle prime pagine è la manipolazione del passato, per aver ragione nel presente. Se non abbiamo un passato, il presente è debole e il futuro non esiste. Orwell utilizza il principio base della narrazione, l’intreccio del tempo, e lo scardina, lo mette in mano al Partito come strumento di potere. Questo è l’elemento più angosciante della narrazione, non un Grande Fratello che osserva tutto e tutti dai teleschermi, la cosa sconvolgente è che non c’è un passato, non c’è un termine di confronto, è impossibile dimostrare che il Partito non ha ragione. Viene negato il principio logico del ragionamento. E da questa spirale folle, il personaggio di Wiston non riesce ad uscire, ed lui che materialmente cambia il passato per il Partito, lavorando al Ministero delle comunicazioni, e per questo non si dà pace.
La ricerca della verità è impossibile. Non ho potuto fare a meno di pensare all’affollamento di informazioni che oggi ciascuno di noi subisce attraverso la tv e il web, e al rischio che, se si perde la cognizione storica della comunicazione, tutto è valido nel presente, tutto è solo nella mente, tutto è vero. Quante volte, soprattutto nella politica di oggi, assistiamo a campagne elettorali da “lavaggio del cervello” in cui vogliono far dimenticare agli elettori quanto non fatto fino al giorno prima? Forse Orwell è la campagna elettorale italiana appena conclusa sono una coppia poco salutare per fare ragionamenti compiuti ^_^ ma concedetemelo!
Questo libro è meraviglioso, ma preparatevi a lacrime e sangue, è una lettura densa ed impegnativa.
Voglio lasciarvi con un’altra citazione.
Alla fine mi sono accorta di aver sottolineato mezzo libro, ma ogni passaggio incontrato mi sembrava un capolavoro.

<<”Come fa un uomo ad affermare il suo potere su un altro uomo, Wiston?”
Wiston ci pensò un po’ su.
“Facendolo soffrire” disse infine.
“Esattamente. Facendolo soffrire. L’obbedienza non basta. Se non soffre, come si fa a essere sicuri che egli non obbedisca alla sua volontà, anziché alla tua? Il potere consiste appunto nell’infliggere la sofferenza e la mortificazione. Il potere consiste nel fare a pezzi i cervelli degli uomini e nel ricomporli in nuove forme e combinazioni di nostro gradimento. Riesci a vedere, ora, quale tipo di mondo stiamo creando? Esso è proprio l’esatto opposto di quella stupida utopia edonistica immaginata dai riformatori del passato. Un mondo di paura, di tradimenti e di torture, un mondo di gente che calpesta e di gente che è calpestata, un mondo che diventerà non meno, ma più spietato, man mano che si perfezionerà. Il progresso, nel nostro mondo, vorrà dire soltanto il progresso della sofferenza. Le civiltà del passato pretendevano di essere fondate sull’amore e sulla giustizia. La nostra è fondata sull’odio.
                                                        George Orwell, 1984, Mondadori>>